VINICIO MODESTI. Nuove forme in lucenti smalti

from 29 gennaio to 26 marzo

Inaugurazione sabato 29 Gennaio 2011, ore 16.30

La mostra “Nuove forme in lucenti smalti”, al Museo Piaggio di Pontedera, per la prima volta propone al grande pubblico le opere di Vinicio Modesti (1924 - 1968) offrendo l’opportunità di riscoprire la figura di questo artista scomparso prematuramente, che proprio a Pontedera visse per 11 anni, lasciando traccia di sé in tutto il territorio. L’esposizione, che si terrà dal 29 gennaio al 26 Marzo 2011, è curata da Ornella Casazza ed ha il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Comune di Pontedera, della Fondazione Piaggio, della Provincia di Pisa e della Regione Toscana e la collaborazione della Soprintendenza BAPSAE per le province di Pisa e Livorno; raccoglie oltre 50 opere dello scultore ceramista ed è accompagnata da un bellissimo catalogo edito da Bandecchi e Vivaldi.
 

La mostra

Professore di scultura e eccellente scultore lui stesso, Modesti si trasferì a Pontedera nel 1957 e qui visse sino alla sua morte, affiancando all’attività didattica una continua ricerca artistica che lo portò a sperimentare forme vascolari, figure plastiche e smalti policromi che gli fecero riscuotere grandi consensi di critica e di pubblico. Molte sue opere vennero acquistate dall’Amministrazione Provinciale, dalla Curia, dalla Camera di Commercio e dall’Ente Provinciale per il Turismo, ma la sua prematura scomparsa, nel 1968 a soli 44 anni, lo ha fatto piano piano dimenticare. La mostra dunque, vuole colmare questa lacuna, ed è l’occasione per ricostruire finalmente in un volume il suo intero percorso artistico. A fianco del catalogo, infatti, sempre per i tipi di Bandecchi e Vivaldi, uscirà il grande volume monografico “Vinicio Modesti 1924 – 1968”.
Modesti si trasferì a Pontedera da Volterra, sua città natale, per prendere la direzione della scuola della ceramica di S.Giovanni alla Vena, cui riuscì a dare un grande impulso. Alla sua appassionata attività didattica, affiancò sempre quella artistica, scegliendo ogni volta temi vicini al gusto popolare: le figure religiose, gli animali, le scene di vita quotidiana.
Dal 1954 i soggetti religiosi saranno il riferimento costante del suo percorso creativo, “quei temi sacri – come dice la curatrice Ornella Casazza - che la Chiesa gli commissionerà, contribuendo ad arricchire la sua espressione più libera e sicuramente più attraente, che l’artista realizza in nuove forme, vibranti di luminose freschezze, in smalti policromi”.
Nei soggetti profani, invece, – dice sempre la Casazza – Modesti “riuscirà, con grazia e gusto, a reinventare e a rinnovare, nelle infinite variabili della materia, quella decorazione parietale che è stata a noi familiare e sarà capace di riallacciarsi, attraverso un linguaggio assolutamente originale, alla tradizione che, soprattutto i toscani, ricordano attraverso i Della Robbia, le grandi composizioni di Donatello o di Andrea De Verrocchio”.
I suoi riferimenti al passato non lo allontanano però mai dal presente. Come scrive di lui Cristina Acidini, Vinicio Modesti è “uomo del suo tempo e di esso autentico interprete. Si rivela come uno scultore di grande interesse, anche per la ricostruzione dei problematici percorsi dell’arte cristiana del Novecento, vibrante di rinnovamento pur nella sostanziale fedeltà al canone figurativo”.
Questi aspetti, dopo 40 anni, sono tutti presenti in mostra: ad un’”Annunciazione” del 1960, proveniente da una collezione privata, si affiancheranno per esempio, una “Pastorale”, di poco precedente e un vaso con bufali e cinghiali, decorato con ironia ed efficacia in un processo di riduzione all’essenziale.

L’artista
Vinicio Modesti nasce nel 1924 a Volterra, dove trascorre gli anni dell’adolescenza, cominciando molto presto a interessarsi alla scultura, anche grazie alla frequentazione con gli scultori di alabastro, le cui botteghe artigiane all’epoca erano numerosissime in città. Finita la scuola dell’obbligo, si iscrive dunque all’Istituto d’Arte di Volterra e poi al corso superiore dell’Istituto Statale d’Arte di Firenze dove, nel 1942, consegue il diploma di licenza per Maestro d’Arte nella sezione Scultura – Marmo, col quale torna a Volterra ad insegnare.
Gli eventi bellici che sconvolsero l’Italia lo videro protagonista come partigiano nella Brigata Garibaldi Guido Boscaglia. I diari rimasti negli archivi della resistenza lo ricordano più volte come protagonista nella lotta al fascismo.
Tra il 1946 e il 1950 si trasferì a Firenze per lavorare come ceramista nelle più accreditate botteghe artigiane della città, per poi tornare a Volterra a sposare Miranda Arrighini e continuare il suo insegnamento all’Istituto d’Arte. Qui prese la direzione della ditta Bessi che in quel periodo oltre alla manifattura dell’alabastro, iniziava anche una manifattura della ceramica, denominata “Industria per la ceramica l’Etrusca” che iniziò la produzione nel 1950 e cessò l’attività nel 1953.
Nel 1957 si trasferì a Pontedera, diventando direttore della Scuola per la ceramica a S. Giovanni alla Vena, a cui riuscì a dare un grande impulso. Una mostra degli allievi, che proponeva anche alcune opere di Modesti, fu ospitata nel 1959 al Palazzo degli Affari di Pontedera, ottenendo un grande  successo di critica e di pubblico, tanto che Monsignor Stefanini della Curia di Pisa gli commissionò due pale con soggetto religioso da collocarsi nella Chiesa di Bien tina e una per il Camposanto di San Giovanni alla Vena. Tra il 1959 e il 1961 sono moltissime le opere che gli vengono commissionate a Calci, a Pontedera e a Cascina.
Nel frattempo la scuola d’arte per la Ceramica di S. Giovanni alla Vena fu trasferita nella nuova sede dell’Istituto Fascetti a Pisa, dove Modesti mantenne la direzione della sezione ceramica. Nel 1960 una mostra degli allievi fu allestita nei locali della Camera di Commercio di Pisa, che acquistò nello stesso anno la “Pastorale” per la sua sala convegni, mentre nel 1962 il lavoro dell’Istituto fu ospitato nel Museo Civico di Braunschweig, in Germania.
Gli anni Sessanta lo videro impegnato a rispondere alle importanti commissioni della Curia per la decorazione di chiese nel territorio pisano e livornese.
Nel 1966 Modesti lasciò a malincuore l’Istituto Fascetti di Pisa per accettare il più sicuro ruolo nella scuola media e nel 1968 collocò la sua ultima opera, il“Cristo Redentore”, nella cappella del cimitero di Pontedera, cappella che accolse le sue spoglie.

 
Orario: dal martedì al sabato ore 10.00 - 18.00
Ingresso gratuito
Per informazioni: tel. 0587 27171 www.museopiaggio.it
 
Informazioni mostra
Elena Colombini elena.colombini@fondazionepiaggio.it
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